CHIUSURE di Brescia

Giovedì, 3 Aprile, 2025 - 12:30
Ufficio: 
Cultura e Sport
Data pubblicazione: 
Giovedì, 3 Aprile, 2025
Area Tematica: 

I campi, per lo più recintati (ciós), e i piccoli borghi intorno a Brescia in un raggio di circa 3 miglia all’epoca dei Comuni erano chiamati “chiusure” (dal latino clausus, chiuso). Pur essendo controllate dalla città per motivi di sicurezza e di approvvigionamento, le Chiusure godevano di una certa autonomia amministrativa, con propri statuti e propri giudici.

 

Documentate dal 1233, le Chiusure ad ovest della città si estendevano inizialmente fino al Mella. Pochi anni dopo il Comune di Brescia rivendicò tutti i diritti lungo le due sponde del Mella da Sarezzo a Castelnuovo (ora Castelmella). Nel 1298 il Comune cittadino pose “potherum et possessiones” del monastero di Santa Giulia (v.) situati nella corte e nel territorio di Roncadelle sotto la custodia delle Chiusure urbane diffidando chiunque dall’arrecarvi danni.

Nel 1386 il territorio di Roncadelle compreso tra il Mella e la roggia Mandolossa venne inserito a pieno titolo nelle Chiusure di Brescia e sottoposto al quartiere cittadino di S. Giovanni. Per favorirne lo sviluppo economico e demografico, furono concessi alcuni privilegi (v.) agli abitanti presenti e futuri di Roncadelle. Sotto la Repubblica veneta, le Chiusure erano esonerate da pubbliche imposte. I suoi abitanti (complessivamente oltre 10.000) godevano del diritto di cittadinanza e, in caso di pericolo, si rifugiavano all’interno delle mura cittadine. Alle truppe di passaggio era impedito di entrare nelle Chiusure. Così il territorio di Roncadelle venne spesso salvaguardato, anche se, in caso di assedio alla città o di scontri armati nelle vicinanze, veniva occupato e devastato; essendo comunque affidato alla giurisdizione dei Porcellaga (v.), i “cappelletti” (milizia veneta cittadina) non potevano entrarvi senza l’autorizzazione dei proprietari del castello di Roncadelle.

Con lo sviluppo agricolo dei terreni intorno a Villa Nuova (v.) alcune proprietà vennero a trovarsi ripartite tra due diverse quadre “chiusuresche” (la III e la IV di S. Giovanni) creando qualche problema di gestione amministrativa. Tito Guaineri (v.), che aveva terreni in quella zona, essendo tra gli estimatori dei beni delle Chiusure, nel 1646 cercò di ridefinire i confini tra Villa Nuova e Violino, ma dovette rinunciarvi.

Roncadelle si svincolò dalle Chiusure all’inizio dell’Ottocento, quando ottenne l’autonomia amministrativa e si costituì in Comune (v.) a differenza di altri borghi suburbani (come Fiumicello, Urago, S. Bartolomeo, S. Nazaro, Mompiano, Borgo Pile, ecc.) che vennero gradualmente assorbiti dall’espansione urbana di Brescia. Il ricordo dell’antica denominazione rimane, nella zona ovest della città, nel nome di una via e di un quartiere, chiamati ancora “Chiusure”.

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